{"id":8665,"date":"2026-06-30T14:13:02","date_gmt":"2026-06-30T12:13:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.beatricevenezi.it\/?p=8665"},"modified":"2026-06-30T14:16:40","modified_gmt":"2026-06-30T12:16:40","slug":"il-mio-blog-iniziamo-dal-teatro-colon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.beatricevenezi.it\/es\/il-mio-blog-iniziamo-dal-teatro-colon\/","title":{"rendered":"Mi blog. Empecemos por el Teatro Col\u00f3n"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>30 de junio de 2026 <\/em>\u2013<\/strong> <strong>Abr\u00ed este blog porque hay cosas que no caben en una publicaci\u00f3n de Instagram y que en las entrevistas no te preguntan. Se encuentran en medio, en ese territorio que pertenece a quien escribe y a quien lee, sin intermediarios.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Col\u00f3n. Ovvero: cosa succede quando sali su un podio e non devi niente a nessuno Buenos Aires, di notte, odora di carne alla brace e di jacaranda. Non necessariamente in quest&#8217;ordine, e non necessariamente insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Teatro Col\u00f3n sta nel mezzo, tra il Palazzo del Congresso e la Casa Rosada, come se la storia della citt\u00e0 avesse deciso di mettere la musica esattamente al centro di tutto. \u00c8 stato inaugurato nel 1908. Da allora ha ospitato Toscanini, Callas, Bernstein, Karajan. Il palco ha una memoria lunga, e se ci stai abbastanza in silenzio prima che cominci la prova, quasi riesci a sentirla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima volta che sono salita su quel podio, ho pensato: nessuno mi ha portata qui. Non lo dico per vantarmi. Lo dico perch\u00e9 \u00e8 una sensazione strana e precisa, quasi fisica. Quando sali su un podio sapendo di avercela messa tutta \u2014 anni di concerti in piccoli teatri, di orchestre affrontate una ad una, di partiture studiate fino a che il sonno vinceva sulla partitura \u2014 quella sensazione \u00e8 diversa da qualsiasi altra cosa. Non \u00e8 orgoglio. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9 silenzioso.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;acustica e la menzogna dei numeri<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Col\u00f3n ha sette livelli di palchi, una capienza di circa tremila persone, una sala a ferro di cavallo &#8211; la forma tradizionale dei teatri \u201call\u2019italiana\u201d &#8211; che gli esperti citano sempre nelle prime tre al mondo. Questi sono i numeri. Ma i numeri, di per s\u00e9, non raccontano niente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che raccontano, invece, le prove \u2014 il momento in cui sei l\u00ec sola con l&#8217;orchestra, prima che arrivi il pubblico \u2014 \u00e8 che il suono in quella sala non si perde mai. Si distribuisce. Si espande verso ogni angolo come se sapesse dove andare. Ho diretto in molta Europa, in Asia, in sale bellissime e in sale che non lo erano affatto. Il Col\u00f3n ha una qualit\u00e0 che non so spiegare bene: sembra che l&#8217;architettura ti stia ascoltando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un direttore lavora sempre contro qualcosa \u2014 contro il riverbero, contro l&#8217;acustica sorda, contro la forma sbagliata di una sala. Al Col\u00f3n non si lavora contro niente. Si lavora con. Ed \u00e8 come se questo si riverberasse nelle persone che abitano quello spazio.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Le persone, che poi \u00e8 sempre di questo che si tratta<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;Orquesta Estable, il Coro Estable, i maestri interni, tutte le maestranze del Teatro Col\u00f3n non hanno bisogno che si spieghi loro cosa sia la dedizione. Lo sanno gi\u00e0. \u00c8 una delle realt\u00e0 musicali pi\u00f9 incredibili che io abbia mai incontrato \u2014 e ho incontrato orchestre dappertutto, con storie diverse, con abitudini diverse, con modi diversi di accoglierti o di metterti alla prova. Quello che ho trovato a Buenos Aires \u00e8 una compagine che vive la musica, non l&#8217;abitudine alla musica; una differenza abissale, credetemi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">I ragazzi dell&#8217;ISATC<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi c\u2019\u00e8 l\u2019Istituto Superiore d&#8217;Arte del Teatro Col\u00f3n che forma i giovani musicisti argentini. Durante questi anni, con loro ho tenuto alcuni concerti e delle masterclass. E lavorare con loro mi regala ogni volta la certezza che la musica classica non ha nessun problema di futuro. Il problema, semmai, \u00e8 nostro \u2014 degli adulti che la raccontano come se fosse gi\u00e0 morta. O come un oggetto da museo, da tenere sotto una teca di cristallo. Ma la musica \u00e8 un essere vivo, che respira con noi, come noi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quei ragazzi suonano con una concentrazione e un&#8217;intensit\u00e0 che molti professionisti consumati non hanno pi\u00f9. Non perch\u00e9 siano necessariamente i migliori, ma perch\u00e9 non hanno ancora imparato l\u2019assefuazione. Non si sono ancora assuefatti alla bellezza che li circonda e che producono allo stesso tempo, conservano il fuoco della curiosit\u00e0 e dello stupore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa vuol dire costruire una carriera internazionale Quando non hai scorciatoie, impari ogni cosa davvero. Impari a leggere un&#8217;orchestra, a capire quando un musicista \u00e8 stanco o insoddisfatto, a trovare il modo giusto per dire una cosa difficile senza perdere la fiducia delle persone che hai davanti. Impari a stare sul podio non perch\u00e9 ci devi stare, ma perch\u00e9 hai qualcosa da dire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non provengo da una famiglia di musicisti. Non ho avuto padrini. Ho avuto la musica, la testardaggine, e la fortuna di incontrare persone che hanno creduto in quello che facevo prima ancora che lo credessi fino in fondo anch&#8217;io.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Teatro Col\u00f3n mi ha dato la possibilit\u00e0 di dire quello che avevo da dire davanti a un pubblico che ascolta con una cura fuori dal comune. Il pubblico di Buenos Aires per la musica classica, nella mia esperienza, non ha equivalenti nel mondo. Non \u00e8 un pubblico educato alla musica \u2014 \u00e8 un pubblico innamorato della musica! Ed \u00e8 impossibile non sentire questa energia straordinaria mentre dirigi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 scrivo questo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abr\u00ed este blog porque hay cosas que no caben en una publicaci\u00f3n de Instagram y que en las entrevistas no te preguntan. Se encuentran en medio, en ese territorio que pertenece a quien escribe y a quien lee, sin intermediarios.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comincio dal Col\u00f3n perch\u00e9 \u00e8 il posto dove, in questi anni, ho sentito di essere esattamente dove dovevo essere. Non so quante volte nella vita capita di sentire una cosa del genere. Abbastanza raramente, credo. E questo vale la pena scriverlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Beatrice Venezi<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>30 giugno 2026 &#8211; Ho aperto questo blog perch\u00e9 ci sono cose che non stanno in un post di Instagram e che nelle interviste non ti chiedono. Stanno in mezzo, in quel territorio che appartiene a chi scrive e a chi legge, senza mediatori. Il Col\u00f3n. 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