{"id":9218,"date":"2026-10-18T12:53:32","date_gmt":"2026-10-18T10:53:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.beatricevenezi.it\/?p=9218"},"modified":"2026-10-18T12:53:35","modified_gmt":"2026-10-18T10:53:35","slug":"puccini-contro-tutti-episodio-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.beatricevenezi.it\/es\/puccini-contro-tutti-episodio-1\/","title":{"rendered":"Puccini contra todos \u2014 Episodio 1"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>IL BLOG DI BEATRICE VENEZI. Da Lucca a Milano. La dinastia, la fuga verso l&#8217;Aida, e un ragazzo che decise di andarsene<\/strong> &#8211; <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questo nuovo ciclo torno a Giacomo Puccini, a cui nel 2024, in occasione del centenario della morte, ho dedicato&nbsp;<em>Puccini contro tutti<\/em>. E lo faccio adesso perch\u00e9 ci stiamo avvicinando al mese pucciniano: quello che va dal 29 novembre, anniversario della sua morte a Bruxelles nel 1924, al 22 dicembre, giorno in cui nacque a Lucca nel 1858. Un mese intero per stare in sua compagnia. Cominciamo dall&#8217;inizio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Voglio partire da una notte del 1876, e da tre ragazzi che camminano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono Giacomo e due amici, Carlo Carignani e Gigi Pieri. Per giorni si allenano davvero, di sera, macinando giri per il centro di Lucca: un giro, due giri, tre giri, poi la corsa fino alla colonna di Santa Maria Forisportam, con in palio un mezzo sigaro toscano. Non \u00e8 un gioco fine a se stesso. Perch\u00e9 Giacomo ha avuto un&#8217;idea, e l&#8217;ha proposta agli altri due con la naturalezza di chi non concepisce un no:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa settimana prossima a Pisa c&#8217;\u00e8 l&#8217;Aida. S&#8217;ha da andarci?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Pisa, non a Lucca. Venti chilometri all&#8217;andata e venti al ritorno. A piedi, perch\u00e9 non ci sono soldi per altro. E davanti ai dubbi di Carignani, il pi\u00f9 titubante dei tre, Puccini reagisce gi\u00e0 da Puccini, con una battuta al vetriolo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abO che tu non le hai le gambe come me e san Francesco quando sellava il suo cavallo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel ragazzo ha diciassette anni, i capelli neri pettinati all&#8217;indietro, appena un&#8217;ombra di baffi sul labbro. Arrivano a Pisa sfiniti, affamati. Ma il vero ostacolo, scoprono, non \u00e8 la strada: \u00e8 che non hanno n\u00e9 i biglietti n\u00e9 i soldi per comprarli. Se non fosse per il portiere del teatro, che si lascia intenerire da tanta ostinazione e li fa passare, quella sera non entrerebbero mai. Noi tutti, oggi, abbiamo un piccolo debito di gratitudine verso quel portiere. Perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec dentro, davanti all&#8217;Aida di Verdi, che qualcosa in Giacomo si accende per sempre. Non la musica sacra della sua citt\u00e0, bens\u00ec il teatro, il melodramma, il mondo intero. Il suo primo biografo, il librettista Giuseppe Adami, lo racconta cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00abUn&#8217;onda di poesia l&#8217;avvolgeva e trascinava in un&#8217;atmosfera irreale sempre pi\u00f9 in alto, sempre pi\u00f9 lontano. [\u2026] Verdi gli parve un Dio potente e protettore che guardava a lui, tapino lass\u00f9, e misericordioso, con la sua sacra mano, gli apriva le bronzee e chiuse porte di una strada infinita.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al ritorno, i tre camminano in silenzio, per non sciupare quello che hanno dentro. E quando Giacomo rientra a casa che il sole \u00e8 gi\u00e0 sorto, trova sua madre affacciata alla finestra. \u00abSei tornato?\u00bb, gli chiede piano, per non svegliare la famiglia. Lui accenna di s\u00ec, sale le scale, e tra s\u00e9 mormora una cosa che \u00e8 gi\u00e0 una profezia: \u00abS\u00ec, ma ancora per poco\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aveva ragione. Ma per capire perch\u00e9 quel ragazzo fosse cos\u00ec sicuro di partire, bisogna conoscere due cose: il suo sangue, e sua madre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sangue, prima. Perch\u00e9 Puccini, prima ancora di essere un genio, \u00e8 l&#8217;ultimo anello di una catena. Ha respirato musica dalla nascita, come fosse aria. Era musicista il suo trisavolo Giacomo, maestro della Cappella palatina della Repubblica di Lucca. Erano musicisti il bisnonno, il nonno, e il padre Michele, organista della cattedrale. Cinque generazioni, una dietro l&#8217;altra. I Puccini erano i maestri di cappella della citt\u00e0, quelli a cui spettava, di padre in figlio, la musica sacra del Duomo: un mestiere ereditario, quasi un titolo nobiliare del suono. E quando nel 1864 Michele muore, la citt\u00e0 d\u00e0 per scontato che quel bambino di appena cinque anni, un giorno, avrebbe preso il suo posto. Era gi\u00e0 tutto scritto. Il suo destino, come per i personaggi delle opere che avrebbe poi composto, sembrava deciso prima ancora che lui potesse dire la sua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi c&#8217;\u00e8 lei: Albina Magi, la madre. \u00c8 lei la vera protagonista di questa prima parte della storia. Rimasta vedova giovane, sola con nove figli, sette femmine e due maschi, senza mezzi, Albina non si arrende mai. E su Giacomo, in particolare, riversa un&#8217;ambizione feroce e lucida. Capisce prima di chiunque altro che quel figlio ha un talento diverso. Lo fa studiare solfeggio e canto da bambino, lo manda all&#8217;istituto musicale Pacini, e sogna per lui il posto che era stato del padre: organista della cattedrale di San Martino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo che quel sogno, curiosamente, non si avvera. Giacomo fa domanda, viene appoggiato da mezza citt\u00e0, e viene scartato. Troppo giovane, dicono; troppo inquieto e testardo, mormora qualcun altro. Albina ci riprova tre anni dopo, e di nuovo niente. \u00c8 una delle prime ironie di questa vita: il posto di famiglia, quello che sembrava scritto nel destino, Puccini non lo otterr\u00e0 mai. Perch\u00e9 il suo destino, semplicemente, era un altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo vero trionfo arriva invece per un&#8217;altra strada. Il 29 aprile 1877, a diciotto anni, Giacomo presenta all&#8217;istituto musicale della citt\u00e0 il suo Mottetto per san Paolino, il patrono di Lucca.&nbsp;<em>\u00abPlaudite populi Lucensi antistiti\u00bb,<\/em>&nbsp;applaudite, popoli lucchesi, al vostro vescovo. E il 12 luglio, festa del santo, il Mottetto risuona in chiesa. Scrive Adami:&nbsp;<em>\u00abSe non fosse stato ch&#8217;era in chiesa, al finale sarebbero scoppiati grandi applausi\u00bb<\/em>. Un trionfo. Per giorni, in citt\u00e0, non si parla d&#8217;altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In apparenza \u00e8 il ragazzo che fa quello che ci si aspetta da lui: musica sacra, cittadina, ereditaria. Ma la cosa pi\u00f9 interessante \u00e8 cosa c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 dentro quella musica giovanile. Perch\u00e9 non \u00e8 un compitino da conservatorio: \u00e8 un pezzo che drammatizza il testo liturgico, che lo avvicina all&#8217;orecchio di chi ascolta, che inserisce persino materiali che ricordano il valzer dentro una composizione sacra. C&#8217;\u00e8 gi\u00e0, insomma, tutto il Puccini che ameremo: l&#8217;ossessione di far sentire la musica, di darle carne, calore, movimento umano. L&#8217;Aida, evidentemente, aveva gi\u00e0 lasciato il segno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel successo, tra l&#8217;altro, ha anche il sapore della rivincita. Perch\u00e9 in quello stesso 1877 Giacomo aveva sub\u00ecto una bocciatura bruciante a un concorso cittadino, con tanto di giuria che gli consigliava, umiliante, di<em>\u00abrimettersi a studiare\u00bb<\/em>. Un colpo che avrebbe potuto spegnere un ragazzo. Non lui. Alla madre sconfortata rispose con una frase che dice gi\u00e0 tutto del suo carattere: \u00abO mamma, non la si confonda. Dimostrer\u00f2 ben presto che asini son loro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma dopo il Mottetto, Lucca comincia a stargli stretta. La strada che sembrava scritta, il maestro di cappella, la sesta generazione, si \u00e8 incrinata quella notte a Pisa. Giacomo guarda lontano: a Milano, al conservatorio, al grande mondo della musica. E quando ne parla al cugino e tutore Cer\u00f9, che gli obietta che una cosa \u00e8 desiderare e un&#8217;altra \u00e8 riuscire, soprattutto senza soldi, Giacomo risponde con una frase ambiziosa e disarmante insieme. In lucchese i soldi si chiamano&nbsp;<em>bigei<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 per fare dei bigei che vorrei partire\u2026 O che non sono partiti a centinaia, a migliaia, da Lucca, quei figurinai che in America hanno fatto fortuna e son tornati, alcuni, ricchi sfondati che si sono comprati le pi\u00f9 belle ville dei dintorni?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 arroganza. \u00c8 un ragazzo di provincia che ha capito, prima di tutti gli altri, che il proprio talento non entra nei confini della citt\u00e0 in cui \u00e8 nato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema, per\u00f2, resta enorme: studiare a Milano costa una cifra che n\u00e9 Albina n\u00e9 il tutore possono permettersi. E qui Albina gioca la carta pi\u00f9 ardita di tutte. Scrive alla regina. S\u00ec, proprio alla regina Margherita, \u00absempre pronta a proteggere gli artisti\u00bb. Una vedova di provincia che scrive alla regina d&#8217;Italia per il futuro del proprio figlio: \u00e8 lo stesso coraggio testardo che il figlio metter\u00e0, di l\u00ec a poco, in ogni sua opera. Ne \u00e8 cos\u00ec sicura che racconta il piano a Giacomo con una determinazione che commuove:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSe la Regina conceder\u00e0 il sussidio, tu puoi partire e che Iddio ti protegga. In quanto a me, sono pronta al sacrificio di perderti, se questo \u00e8 il bene tuo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ci riesce. Nel giro di due sole settimane, la vedova Puccini ottiene davvero dalla regina un vitalizio: cento lire al mese per un anno, perch\u00e9 suo figlio possa studiare a Milano. Il pi\u00f9 alto riconoscimento ufficiale possibile, per un ragazzo di provincia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giacomo parte nell&#8217;autunno del 1880. Si lascia alle spalle Lucca, le cento chiese e le cento torri, la casa di corte San Lorenzo, e una madre che sa di perderlo, che sa che non torner\u00e0 pi\u00f9 a fare il maestro di cappella, e che ha appena rinunciato a lui perch\u00e9 lui potesse diventare se stesso. Davanti ha Milano: la citt\u00e0 pi\u00f9 moderna d&#8217;Italia, le prime luci elettriche, i primi tram a cavalli, i teatri, i salotti. E un mondo intero da conquistare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quello che accadde a Milano, la boh\u00e8me vera, quella fatta di fame e di minestroni, la prima opera, i primi fallimenti e il primo vero trionfo, \u00e8 un&#8217;altra storia. Ve la racconto la prossima volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per adesso, tenetevi solo l&#8217;immagine di quei tre ragazzi che camminano nella notte verso Pisa per sentire Verdi. Un ragazzo che, invece di ereditare un destino gi\u00e0 pronto, decide di fare quaranta chilometri a piedi per andarsi a prendere il proprio. Puccini, in fondo, ha fatto esattamente questo per tutta la vita. E lo chiameranno, non a caso, un anticonformista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Beatrice Venezi<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading has-text-align-center has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-1\"><a href=\"https:\/\/www.beatricevenezi.it\/il-blog-di-beatrice-venezi\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.beatricevenezi.it\/il-blog-di-beatrice-venezi\/\">Torna al Blog<\/a><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL BLOG DI BEATRICE VENEZI. Da Lucca a Milano. 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