Beatrice Venezi_in visita al Carcere femminile Venezia
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De visita en la cárcel de mujeres

12 febbraio 2026 – Ieri sono stata in visita al carcere femminile della Giudecca. Questo è quanto mi sono sentita di scrivere al direttore de @ilgazzettino @robertopapetti.


Estimado director,

Oggi sono entrata nel carcere femminile della Giudecca per tenere una lezione magistrale sul Va’ pensiero dal Nabucco di Giuseppe Verdi e voglio cominciare con un ringraziamento per Maurizia Campobasso, direttrice del carcere. Grazie di questo suo tanto inaspettato quanto gradito invito.

Así que entré para dar esta clase, pero, si te soy sincera, sobre todo para conocer a esas mujeres. Para mirarlas a los ojos. Para conocerlas.

Llegué antes de tiempo. En lugar de quedarme al margen esperando, me senté entre ellas. Me presenté, una por una. Empezamos a platicar. Les pregunté qué significaba la música para ellas, si la escuchaban, qué relación tenían con el sonido y con el silencio. Ellas me hicieron preguntas.

En un momento dado, una de ellas me miró y me preguntó: «Che effetto ti fa stare qui? Non hai paura di noi?».

Esa pregunta me impactó profundamente. Non per il timore che evocava, ma per ciò che rivelava: l’idea che lo sguardo dell’altro possa essere prima di tutto diffidenza. Ho risposto d’istinto: no, certo che no. Perché dovrei? In quel momento ho capito che la vera lezione non sarebbe stata solo quella che avevo preparato. Sarebbe stata quella del contatto umano. Sedersi accanto. Ascoltare. Non sospendere l’umanità.

Esistono molte forme di limitazione della libertà. Ma non posso nemmeno immaginare che cosa significhi essere private della propria libertà personale. Loro. E i loro bambini. È una realtà che interroga nel profondo.

Per questo ho parlato di musica come possibilità di consolazione, come sollievo, come sostegno. Se esiste qualcosa di radicalmente umano è proprio l’arte. La cultura è un prodotto dell’uomo, e proprio per questo ci rimanda al significato più autentico della parola umanità. L’umanità non si sospende con una sentenza.

He citado a Hildegard von Bingen, che definiva la musica una forza guaritrice, capace di riportare l’anima all’armonia paradisiaca e di trasformare le emozioni.Per lei, cantare è far risuonare la sinfonia dell’anima, per portare pace, consolazione, ordine.

Espero que lo que hemos vivido esta mañana — che per me è stato emotivamente molto intenso — abbia lasciato qualcosa anche in loro. Un frammento di serenità. Un senso di dignità non interrotto. Una piccola forma di indipendenza interiore. Perché la libertà può essere limitata nei movimenti. Ma il pensiero, e forse anche la musica, no.

Beatrice Venezi